E’ entrato a buon diritto nella piccola storia di casa nostra per essere stato decorato da Vittorio Emanuele III con una medaglia d’argento al valore civile.
La motivazione è “per aver impedito al piroscafo “Savona” – sta scritto nella pergamena – di naufragare il 10 agosto 1909 sulla spiaggia di Sestri Ponente”. La nave in questione era attraccata al pontile dell’Ilva, quando una violenta mareggiata provocò la rottura degli ormeggi. A questo punto, però, l’episodio è stato tramandato in due versioni leggermente diverse. Stando alla prima “Barba Checco” si tuffò in acqua e, raggiunta tra i marosi l’elica a qualche metro di profondità, riuscì disincagliare un cavo che si era avvolto intorno impedendone il movimento.
L’episodio, però - come dicevamo – è raccontato anche in maniera diversa, che secondo alcuni sarebbe poi quella reale. In sostanza il nostro, sulla barca assieme al fratello, riuscì a recuperare in acqua la cima spezzata dell’ormeggio e a portarla fino al rimorchiatore che così poté trainare al largo, mettendo in salvo, il piroscafo. Al di là delle differenze che ci sono tra le due versioni, resta comunque l’ammirazione per il limpido gesto di coraggio.
“Barba Checco” aveva il magazzino in fondo a Via Foglietta (oggi Via Ursone da Sestri), un buco, dove c’era di tutto, dagli organi fino alle catene e ai paranchini. Era specializzato nel costruire le così dette “palissadde”, una sorta di barriera frangiflutti posta davanti agli stabilimenti che avevano uno sbocco immediato sul mare. Utilizzava delle putrelle o delle rotaie, le cosiddette “colisse”, che piantava nella sabbia unendole tra loro con delle robuste travi di legno in modo da formare uno steccato impenetrabile alle onde.
Dotato di gran forza unito a una notevole abilità, era stato lui a collocare le due statue sulla facciata completamente rinnovata della Basilica dell’Assunta in Piazza Baracca.
Quando c’era da spaccare le campane per sostituire il “concerto” lo chiamavano dappertutto, anche nell’entroterra.
Abitava in fondo ai portici, all’altezza della farmacia. La sua famiglia era diventata famosa per aver costruito in casa, non avendo altro spazio a disposizione, addirittura una barca, sfruttando al massimo la sala d’ingresso dell’abitazione, una di quelle grandi stanze alla genovese. Avevano deciso di allestirla lì perché sapevano che poi “barba Checco” ci avrebbe pensato lui a portarla via.
E, infatti, a lavori ultimati, tra la meraviglia della gente la barca venne “varata” dalla finestra. Uno spettacolo!