"O Tribolla"

Qui ci sarebbe da scrivere un romanzo. Era un perdigiorno, gran ballerino. Non c’era “ribotta” alla quale non fosse presente: a volte lo chiamavano appositamente per tenere su di giri la compagnia, ma nella maggior parte dei casi si autoinvitava. Oggi che è tanto di moda la professione di “animatore di feste”, probabilmente riuscirebbe anche a guadagnarsi qualche soldo......

Spulciava sempre con attenzione gli ordini del giorno e i programmi delle tante associazioni sestresi, pronto a partecipare alle varie gite fuori paese o a qualche festa sociale. Non c’era veglione alla Croce Verde o all’Unione Sportiva al quale non prendesse parte, soprattutto nel periodo di carnevale quando venivano organizzati i famosi balli in maschera. Era un assiduo frequentatore del cinema “Sucche”, in Via Garibaldi, dove passava interi pomeriggi a rivedere più volte lo stesso film fino a quando non veniva letteralmente buttato fuori.
E’ rimasta famosa una sua “performance” al teatro Verdi, dove era stato organizzato un singolare incontro di boxe. Bastava infatti finire sulle proprie gambe una sola ripresa contro un pugile d colore per avere diritto ad un premio. Non dev’essere stato molto difficile, per chi stava attorno al nostro, convincerlo a partecipare. Il combattimento tra i due fu accompagnato dalle più sfrenate risate e suscitò nel pubblico una vera e propria gazzarra. Dopo una brevissima azione dimostrativa in cui – se mai ce ne fosse stato bisogno – risultò ben netto il divario tra l’arte pugilistica del boxeur e la disordinata e pagliaccesca esibizione del “Tribolla”, alla prima “cartella” quest’ultimo andò subito per terra. Si era trattato di un ben assestato “uppercut”, sferrato dal moretto che si era stancato del buffonesco atteggiamento dell’improvvisato avversario. A questo punto “Tribolla”, inesperto pugilatore, dolorante sanguinante,fece un cenno all’arbitro. Prontamente questi gli si avvicinò per contarlo, ma altrettanto rapida fu la sua battuta:”Io di qui mi alzo solo quando il moro diventa bianco!”. E’ facile immaginare in mezzo a quante risate del pubblico, urla e fischi si concluse il singolare combattimento.
Quando andavamo a chiamarlo sotto le finestre di ca’ (“Tribolla, Tribolla), dal balcone faceva capolino la madre, povera donna, e la risposta era sempre la stessa: “ E’ in giro, il perdigiorno. Tribolla son mì. ‘Sto chì o l’è o Bengodi!”. Morì giovane, nel 1942, senza neanche riuscire a rispondere alla cartolina-precetto che lo chiamava alle armi. Però non fu considerato disertore,in quanto – purtroppo per lui – aveva già dovuto onorare un altro ben più grave impegno.

"O Tribolla"
Enrico Cabona (1902 - 1942)

Da: "NOIATRI personaggi sestrini del passato"
di Attilio Canneva
Disegni di Riccardo Pastorino
Progetto Editoriale e testi di Marcello Primo & Angela Maltoni
Edizioni Monte Gazzo