Se n'è andato quando ormai era giunto alla soglia dei novant'anni e dopo averne trascorso ben 73 con "Il Secolo XIX".
Gaetano Tubino era un "ragazzo dell'Uno", sempre lindo e accurato nel suo abito di ottimo taglio, arguto e lucido nel parlare e nel recepire.
Al giornalismo era approdato quasi per caso, con ancora i pantaloni corti.
Fino al 1916 corrispondente da Sestri per il "Decimonono" era stato il capitano Ugo Spiombi, maestro elementare e direttore del periodico "Il Progresso". Si era in pieno conflitto mondiale e Spiombi dovette partire per il fronte lasciando l'incarico a Luigi Tubino, fratello di Gaetano. Gli avvenimenti bellici però incalzavano e anche Luigi fu ben presto chiamato alle armi.
"Gaitanin", allora allievo disegnatore all'Ansaldo, ricevette l'incarico da Mario Perrone in persona, industriale ed editore.
Il primo servizio che gli vene affidato fu il resoconto di una conferenza sulla guerra tenuta da Adolfo Cimadori al Teatro Vittoria, allora proprietà di Gino Canepa. Era il 16 novembre 1917.
Da quel giorno, per il "Secolo XIX" Sestri fu sinonimo di Tubino, che informava con pignola esattezza su tutto quanto meritava di essere portato a conoscenza dei lettori: dagli eventi drammatici alle lotte sindacali, fino alle cronache sportive e culturali sempre numerose in una delegazione tanto attiva e popolosa.
Fu lui ad aprire, al numero 22 di Via Garibaldi, il primo ufficio periferico del giornale, che divenne da subito il punto d'incontro di tutti quelli che continuavano a conservare il senso della comunità sestrese anche dopo l'annessione a Genova.
Il suo nome è stato per parecchio tempo al numero uno dell'elenco dei giornalisti pubblicisti e nel 1967 fu premiato per i cinquant'anni di attività con una medaglia d'oro che gli venne consegnata da Sandro Pertini, allora Presidente del Senato. Con il trascorrere degli anni il suo impegno venne naturalmente decrescendo, anche se non di rado capitava di trovare un suo "pezzo" di curiosità storiche locali su qualche giornale del pomeriggio o su "L'Operaio Ligure".
Nonostante fosse in età ormai avanzata, la gente incontrandolo per strada o all'uscita dai "Paolotti" lo fermava per chiedergli le "ultime", sapendo che a "SCIÔ Tubino" non sfuggiva nulla. E la cosa di certo non doveva dispiacergli perchè, in definitiva, era il riconoscimento di quel quotidiano spirito di servizio che anima chi, non per minore capacità ma per divisione di compiti, giunge raramente allo "scoop" da prima pagina.