Anello dell'alta val Chiaravagna

Durata: 3 ore
Dislivello: 350m
Difficoltà: T/E
Partenza: Piazza Baracca ( Sestri Ponente ) con bus 161 fino al capolinea di Panigaro.

Il percorso è dotato di pannelli didattici posti a cura del Municipio VI Medio Ponente; l'itinerario è stato segnalato dai volontari della società escursionistica UCAM di Sestri Ponente ed è spesso usato, per scopi didattici, dalle scuole di Sestri accompagnate dai volontari del CAI.
Questa Valle ha un notevole interesse storico, poiché nella sua parte terminale vi era l'antico Golfo del Priano, chiamato in seguito Golfo di San Lorenzo durante la cristianizzazione della Liguria. Prima del Mille, il mare lambiva la collina del Monte Gazzo e si insinuava all'interno della vallata, terminando a sacca probabilmente proprio dove i due torrenti, Bianchetta e Cassinelle, si uniscono sotto il borgo di Serra dando origine al Chiaravagna.

L'anello inizia in corrispondenza della frazione
1) Serra di Panigaro, borgo medievale che si trova sulla cresta della collina situata tra la confluenza del rio Cassinelle e del rio Bianchetta. Le prime notizie della sua esistenza risalgono ad un atto notarile di compravendita di un mulino nell'anno 1197. La vita del borgo di Serra era legata strettamente al rio Cassinelle e alle sue acque che, attraverso una serie di canali e di chiuse esistenti tuttora, portava l'acqua ai numerosi mulini. Dallo stato della popolazione di Borzoli, parrocchia di S. Stefano, descritta dal 26 marzo a tutto il 9 aprile 1865 risulta che gli abitanti di Serra erano 67 raggruppati in 13 famiglie. Da questo censimento risulta inoltre che i 9 mulini di Serra occupavano 23 persone. I mulini macinavano granaglie, le farine prodotte erano a malapena sufficienti al fabbisogno del Comune di Borzoli, le verdure prodotte negli orti circostanti il borgo venivano vendute ai vari mercati rionali. Gran parte dei restanti capofamiglia erano lavoratori giornalieri. La presenza della Cappella Ss. Giacomo e Filippo di Serra, come succursale della parrocchia di Borzoli, testimonia la vitalità e il numero cospicuo di abitanti delle comunità di Serra e Panigaro nei secoli passati. In fondo a "SÆRA", alla confluenza tra il Bianchetta ed il Cassinelle, inizia la crosa che attraversa il borgo medievale. Gli anziani della zona ricordano ancora con nostalgia i suggestivi "Tranvaietti" che, durante il periodo estivo, portavano le comitive fino a questa località. Da qui i pellegrini proseguivano a piedi percorrendo l'antica via per salire al Santuario della Guardia, come testimonia la targa ancora oggi affissa al muro dell'ex-mulino Samengo che riporta la scritta: "SALITA AL SANTUARIO DI N.S. DELLA GUARDIA, l'attuale "Via Monte Timone". Questi tranvaietti erano carrozze interamente in legno, addobbate con bandierine e campanelli, trainate da coppie di cavalli anch'essi riccamente bardati con cimieri e sonagliere. Per i bambini di quei tempi era una festa poter vedere da vicino queste belle vetture, tanto diverse dai soliti carri barra e tombarelli. Prima del 1825, in questo tratto della valle, persone e animali erano obbligati ad attraversare il torrente che diveniva pericoloso ed impraticabile durante la stagione delle piogge ed il 27 febbraio 1825 è approvata la delibera consigliare per la costruzione di un ponticello nel sito denominato Bianchetta . e percorre la valle del Rio Bianchetta, lungo il suo corso si notano affioramenti di calcari dolomitici e più avanti, in località Bianchetta

2) Località Bianchetta: "Gianchetta" è la località con la quale sono identificate un gruppo di case situate lungo il medio corso del rio Bianchetta, affluente di destra del Chiaravagna. La sua parte iniziale è attualmente sede di attività estrattiva del calcare e, fino ai primi anni del '900, le sue fornaci erano in attività. Da qui partiva verso il fondovalle la calce "più bianca del Monte Gazzo, da cui sicuramente derivò poi il toponimo. Due calcinare, una in località Zunchetto e l'altra alla Gianchetta, sono nominate in un documento del 1195. Le tre fornaci della Bianchetta sono state costruite nella seconda metà del '700, l'estrazione del minerale avveniva, almeno sino ai primi del '900, con lavoro manuale. Il minerale era estratto in superficie a "cielo aperto", previa eliminazione dello stato superiore (il cappellaccio) sia dalle cave, che potevano essere ottenute con scavi verticali o orizzontali, utilizzando le numerose grotte naturali presenti in tutta l'area. Rocce e pietrame scavati in superficie, erano poi fatti rotolare a valle lungo le pendici del monte, i solchi dei consolidati percorsi di frane artificiali si possono vedere ancora oggi nelle immediate vicinanze delle fornaci di Via Gneo 14 e 19. Nel dicembre del 1860, viene fornito all'intendenza di finanza un quadro statistico delle fornaci, gli operai sono chiamati " Fornacini", il salario è di lire 2,40 giornaliere, in quel periodo le tre fornaci della Bianchetta erano in piena attività. Maddalena Roggerone, ancora abitante nella casa attigua alla fornace di Via Gneo 14, racconta che suo padre, nato nel 1884, da ragazzo lavorava qui come aiuto fornacino e che fu proprio quest'ultima fornace ad essere spenta. Anche le cave di pietra calcarea vennero dismesse sul finire dell'800. si incontra la casa di Carlo Canepa primo Sindaco di Sestri Ponente.

3) L'ingegner Carlo Canepa era un personaggio molto conosciuto in questa località alla fine dell'800, poiché fu il primo Sindaco di Sestri Ponente. La casa della famiglia Canepa è ancora esistente, anche se in un pessimo stato di conservazione. Salendo dal fondovalle è la prima costruzione rosa sulla sinistra della strada. Oltre la casa padronale, è ancora visibile tutto il complesso produttivo con la fornace, la casa del "fornacino" e i muri dei magazzini dove erano conservati legname e calcina. Sui muri di facciata dei magazzini è ancora leggibile "1857", il probabile anno di ristrutturazione del complesso abitativo. La fornace ha origini più antiche e fu acquistata da Giacomo Canepa, il Bisnonno, nel 1834. Carlo Canepa (1877-1948) nacque da un'antica famiglia di proprietari di cave e fabbricanti di calce. Qui Carlo trascorse la sua infanzia, poi intraprese gli studi in ingegneria e si laureò al Politecnico di Torino nel 1902. Il 20 settembre 1903 fu eletto sindaco, primo amministratore socialista della storia d'Italia. Mantenne la carica quasi ininterrottamente fino all'avvento del fascismo. Avviò subito un programma di opere pubbliche, favorì l'espansione residenziale. Carlo Canepa trascorse un travagliato periodo al tempo della presa di potere da parte del fascismo. Minacciato più volte ed aggredito in pieno centro da milizie fasciste, fu costretto ad abbandonare la carica di amministratore e a nascondersi per un certo periodo di tempo. Venne nella sua casa alla Bianchetta, circondato dall'affetto e dalla complicità degli amici d'infanzia ancora qui residenti. Nell'attesa di tempi migliori, tornò a dedicarsi alla libera professione. Finita la guerra, il 29 aprile 1945, fu designato presidente del Consorzio Autonomo del Porto di Genova e contribuì, con la sua preparazione professionale e di amministratore, al rapido rilancio dell'attività portuale. Dopo la morte, nel 1948, al suo nome furono intitolati un molo nel porto di Genova, il Viale a Sestri Ponente (a stradda neuva) ed il salone dell'ex Comune di Sestri, Palazzo Fieschi. Nel greto del torrente si nota l'ingresso di una piccola grotta a testimonianza dell'importanza speleologica della zona. Tutto il percorso è caratterizzato da case rurali e dalla presenza di numerose fornaci, dove avveniva la cottura del calcare per ottenere la calce; queste fornaci hanno una struttura caratteristica a cono.

4) Le fornaci da calce a cupola o a ciclo intermittente. Le fornaci a legna erano anche dette a ciclo intermittente poiché, per ottenere la calce, erano necessarie tre fasi distinte, attuati in momenti successivi. Occorreva realizzare il "volto" di pietra calcarea all'interno della fornace, attendere i quindici - venti giorni di cottura e, dopo il raffreddamento, estrarre il prodotto finito. Si poteva così procedere per i preparativi per una nuova cotta. La calce si immagazzinava utilizzando spesso botti di legno, in attesa di essere trasportata a destinazione. Durante il processo di cottura la presenza del fornacino doveva essere costante, per valutare l'andamento della cottura e decidere il momento per aggiungere fascine. Per questo motivo la sua casa era sempre adiacente alla fornace. Dopo un ponte ad un bivio si procede a sinistra e si giunge ad un laghetto con una cascata; questo ambiente particolarmente fresco, anche in piena estate, ospita fauna e flora tipica delle zone umide. Guadato il torrente, il sentiero sale decisamente in un bosco misto fino a raggiungere la frazione Gneo.

5) Gneo Le comunità contadine di Gneo, San Pietro ai Prati e Timone, fino agli anni '50 erano circondate da orti e prati. Gran parte degli abitanti erano contadini e in ogni stalla si contavano più mucche. La vendita del latte e dei suoi derivati si affiancava a quella dei prodotti dell'orto; rifornivano di legname i fornai del fondovalle per la cottura del pane. Nell'Alta Valle, invece, ogni casa contadina possedeva un piccolo forno, il pane era sfornato settimanalmente e conservato nelle madie. Chi non faceva il contadino in genere lavorava nelle cave della zona, ancora alla fine dell'800 alcuni abitanti della Valle lavoravano nelle miniere di Scarpino. La maggior parte delle donne erano casalinghe, contadine, sarte o ricamatrici, poche erano sigaraie. I bambini per lo più frequentavano la scuola elementare fino alla terza e poi iniziavano a lavorare: le femmine aiutavano le madri ad accudire i fratellini più piccoli e imparavano a cucire mentre i maschi aiutavano nei lavori dei campi ed accudivano il bestiame.
All'interno del piccolo nucleo una freccia indica di svoltare decisamente a destra e seguire una ripida discesa che, attraverso ampi prati a sfalcio, ci porta ad attraversare nuovamente il torrente Bianchetta per poi risalire, sul versante opposto, in un ambiente caratterizzato de rocce verdi. Il percorso giunge in breve alla frazione di San Pietro ai Prati dove, in corrispondenza della chiesa edificata intorno al 1735,

6) La chiesa di San Pietro ai Prati (San Pê A-I Prè) ha origini antiche. Negli archivi storici della parrocchia di Borzoli è conservata la documentazione relativa alla visita pastorale del Cardinale Stefano Durazzo compiuta il 19 ottobre 1639. La nuova chiesa fu costruita nel 1735 e subito distrutta nel 1746 dagli austriaci. Per la pietà dei coloni, la chiesa risorse lentamente dalle rovine nel 1790 terminò la restaurazione in dimensioni di 7 metri di larghezza e 12 di lunghezza. A detta dell'arciprete Gio Batta Arena, parroco di Borzoli dal 1787 al 1835, San Pietro ai Prati dista sei miglia dalla parrocchia matrice e serve 20 famiglie appartenenti al Comune di Borzoli e 10 appartenenti al Comune di san Giovanni Battista. Nel 1847 si costruisce il campanile e su di esso viene issata una campana di 152 chilogrammi. Nel 1903 prendono il via i lavori di allungamento della chiesa, ai quali partecipa tutta la popolazione. Si sbagliano i calcoli e le fondazioni della parte nuova vanno a poggiare su un "buranco" (grotta che sprofonda nel terreno). Questa cavità di circa 40 metri di profondità, viene riempita con numerosi sassi e i lavori continuano. Allorché la costruzione giunge a tetto, assestandosi, la parte nuova si sposta producendo una fenditura in tutto l'edificio che, anche in seguito, non più stato possibile riparare. si imbocca sulla destra una strada in discesa: ben presto si arriva sulla vecchia mulattiera comunale che porta nei pressi nella cascata incontrata in precedenza. Fino agli anni 60 del secolo scorso la zona era frequentata dai sestresi in occasione delle varie festività (1 Maggio, 25 Aprile, Lunedì dell'Angelo, ecc. ecc.) per le tradizionali mangiate a base di fave, salame e vino bianco acquistato nelle varie osterie della zona.
Dettaglio del percorso:
(1) Serra di Panigaro
Serra di Panigaro, borgo medievale che si trova sulla cresta della collina situata tra la confluenza del rio Cassinelle e del rio Bianchetta. Le prime notizie della sua esistenza...




(5) Chiesa di S. Pietro ai Prati
via S. Pietro ai Prati, 14

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