Sestri, "fango ed empatia": il racconto di un volontario

Rispondendo all'appello a qualche giorno di distanza, Eugenio pensa d'essere ormai in ritardo. Invece, arrivato a Sestri, scopre che c'è ancora lavoro da fare. Una giornata tra i volontari, al fianco della Protezione Civile: uniti, contro il fango.
Pare impossibile, ma è così. Il Molinassi, innocuo rigagnolo sestrese, all’improvviso si trasforma in una sorta di Stige distruttore di tutto quanto gli capiti a tiro. Piazza Clavarino è in ginocchio, come buona parte di Sestri. Sono passati i giorni e l’alluvione rotola inesorabile nelle ultime pagine dei quotidiani.
Ma le cantine, i fondaci e i piani terra rigurgitano ancora frammenti d’inferno. Avendo letto tardi l’annuncio su internet relativo alla ricerca di volontari civili per dare una mano, chi scrive riteneva di arrivare in loco e rivelarsi in tutta la sua inutilità. Mai supposizione fu più erronea.
Prima in Municipio, in via Sestri 7, per registrarsi fornendo i propri dati e il numero di cellulare. Poi al Ver, in via Vado 47, a munirsi di stivali di gomma e robusti guanti. La Protezione Civile non perde tempo: passa a prenderci Stefano “Steve” Poggi, sergente dell’esercito ma – prima di tutto – volontario reduce da giorni di lavoro “sporco”, munito di pale e badili. “Ce n’è di lavoro, ragazzi – ci racconta – ne avremo ancora per una settimana buona”. Arriviamo in una cantina che un nugolo di persone sta liberando pian piano dal fango. Tutti volontari, alcuni già in pensione, ed altri, come Steve, che hanno abbandonato momentaneamente il lavoro per dedicarsi agli altri. Il fango ricopre tutto, lasciando intuire che durante i giorni peggiori l’acqua ha conquistato ogni centimetro cubo nella cantina.
Ora tutto è ridotto ad una massa informe da cui emergono i più svariati oggetti: biciclette, fucili giocattolo, attrezzi, chiodi, bulloni. Spalare, pulire, spalare, pulire, e infine aspirare la melma con grossi tubi collegati ai camion messi a disposizione dalla Protezione Civile. “Niente, niente. Non c’è niente da recuperare. Buttiamo via tutto, vi prego” ordina il proprietario, dal volto torvo, allucinato. In quella cantina ci sono solo brutti ricordi da cancellare. Per fortuna un impegno, quel fatidico giorno, gli ha impedito di stare a lavorare là dentro. Si sa come vanno a finire queste cose: cercando di salvare il salvabile, si rischia di perdere ciò che si ha di più prezioso. Le strade intorno a Piazza Clavarino sono ancora colme di polvere, e le raffiche di tramontana creano un paesaggio da film di Sergio Leone.
Ma non è Far West, siamo a Sestri Ponente, un quartiere devastato che sta provando a rialzarsi, grazie allo spirito di solidarietà tipico degli uomini civili dopo la catastrofe. “Avete fame? Venite a casa mia, vi faccio un panino” esordisce “la Cippi”, nome con il quale è conosciuta in quartiere. La sua casa è un patchwork di fango raffermo, a testimoniare il gran numero dei volontari che hanno approfittato del suo pane e della deliziosa gorgonzola di Novara.
Tutti aiutano, tutti cercano di rendersi utili in qualche modo. Si respirano fango ed empatia, che Philip K. Dick individuava come unico sentimento in grado di distinguere l’uomo dal gelido androide.
 
Eugenio Ruocco