Mario, tossicodipendente, ha cominciato a usare eroina quando aveva diciott’anni. Oggi ne ha venticinque e vive sulla strada. Alle spalle ha una storia di abbandono e abusi, che lo hanno portato a soffrire di una depressione cronica e bipolare. La sua casa è un angolino della vecchia stazione di Prà, che divide con altri senzatetto. Non ha il volto rassegnato di chi vive per strada e mi racconta i suoi progetti: vorrebbe lavorare come animatore con i bambini. Antonio e Aurora sono fidanzati. Da quasi un anno vivono la loro storia d’amore per strada, anche loro inquilini della stazione di Prà. Un’adolescenza turbolenta: dentro e fuori dal carcere minorile per furti e aggressioni, Antonio ha perso i genitori in un incidente stradale. Oggi la sua famiglia è Aurora, una ragazzina riccioluta e sorridente, scappata da Roma e dai genitori, che non sanno dove sia né come viva. Vorrebbero un tetto, un lavoro, una vita normale “ma una volta finiti in strada è davvero dura trovare una via d’uscita”. Sono solo alcuni spaccati di vita tra una moltitudine di storie, spesso crudeli, di persone che sopravvivono ai margini della società: ci passano a fianco ogni giorno, inosservati e invisibili oppure additati con disprezzo ma mai considerati nella loro dignità di esseri umani. C’è una povertà nascosta, di quelli che si vergognano della propria indigenza: sono anziani che vivono in condizioni di grave disagio con pensioni bassissime, soli e abbandonati non hanno soldi per mangiare. Sono stranieri: marocchini, sudamericani, ucraini in cerca di un lavoro, di un’altra possibilità, di un futuro diverso, forse migliore, da quello che avrebbero avuto in patria. E poi ci sono i senzatetto: uomini e donne che trascorrono le loro giornate per strada, dormono nelle stazioni, sui marciapiedi avvolti in coperte e cartoni, sulle panchine più nascoste. Hanno occhi lucidi, velati, come vivessero in un mondo parallelo, sotterraneo e cupo. Odorano di strada, di solitudine e rabbia. Alcuni anche di alcol: attraversano le giornate nell’oblio, anestetizzati contro una vita che li schiaccia e li annulla.
La storia e il gruppo
L’associazione è nata dall’iniziativa di alcuni volontari, già da tempo impegnati nella consegna di alimenti per strada, che desideravano trovare un luogo in cui preparare e servire un pasto caldo: un punto di riferimento accogliente, che offrisse, almeno per poco, riparo dal freddo, dalla pioggia e dall’abbandono. La mensa è entrata in funzione nei primi mesi del 2006 e da allora è portata avanti con dedizione e impegno dai cento volontari che fanno parte del gruppo. Oggi il centro di accoglienza ospita ogni sera, sei giorni alla settimana, sessanta bisognosi per un totale di 25.000 pasti all’anno. “Mettiamo anche una manciata di formaggio sugli spaghetti così son contenti”. E’ la signora Mariangela, una delle cuoche volontarie, a pronunciare questa frase. Non si tratta solo di preparare un pasto, è cercare di esser vicini ai bisognosi, con gesti semplici, di compassione e partecipazione: farli sentire meno soli prendendosi cura di loro. E questo senso familiare e confortevole si respira appena entrati nella mensa, alla vista delle tovagliette a quadrettoni verdi e bianchi: sui tavoli, come ci dice Luigi “non manca mai il peperoncino che spesso finisce prima del sale”. Luigi si occupa della pulizia quotidiana della stazione di Cornigliano, offrendo un servizio ai cittadini per migliorare le condizioni della struttura e lavora a fianco dei volontari, ricevendo un piccolo compenso mensile. E’ inserito in un programma di integrazione, promosso dal comune, dall’assistenza sociale e dall’associazione, per aiutare le persone in difficoltà. I locali dell’onlus, donati dalle Ferrovie, si trovano al primo piano della stazione di Cornigliano e sono stati ristrutturati grazie al lavoro dei soci e al contributo economico delle istituzioni cittadine. Da poco tempo sono state risistemate anche le stanze attigue con lo scopo di offrire un servizio di distribuzione vestiario, dispensario medico, docce/lavanderia e assistenza burocratica. L’obiettivo è quello di costituire un centro di accoglienza integrato e di iniziare un percorso di reinserimento di persone disagiate. L’associazione ha bisogno di molto aiuto e tutti possono davvero dare una mano: un gesto abituale e comune come far la spesa può diventare qualcosa di straordinario se viene donato a chi può trasformarlo in un aiuto concreto. La solidarietà dei cittadini e la collaborazione degli enti istituzionali sono determinanti per portare avanti questo progetto e reperire le risorse necessarie. E’ possibile contribuire anche come volontari, partecipando al servizio di mensa serale e alle iniziative di sensibilizzazione sul territorio.
Valentina Scalise